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L’integrazione sia fondata sul lavoro, non sul volontariato

Abbiamo letto dell’attività di “volontariato” che alcuni giovani richiedenti asilo, ospiti di alcuni centri di accoglienza a Modena, stanno compiendo da giorni presso lo stadio Braglia della città. L’attività, secondo quanto riportato dalla stampa, riguarda la pulizia del campo e la tinteggiatura degli ingressi alle sedute.

La promozione di iniziative di volontariato rivolte ai richiedenti asilo non è nuova per l’Amministrazione comunale di Modena, che ha sempre motivato l’invito rivolto ai ragazzi ospiti dei progetti spiegando come si tratti di occasioni di integrazione: basti pensare alle occasionali pulizie delle aree verdi, delle strade e di altri luoghi della città promosse in collaborazione con i Quartieri e alcune associazioni che operano in città.

Ci sfugge tuttavia quale sia il vero fine dell’attività di “volontariato” che si sta svolgendo presso lo stadio: quale finalità intende perseguire l’Amministrazione facendo svolgere ai richiedenti asilo opere che, a nostro avviso, sarebbero molto più adatte per un gruppo di operai adeguatamente stipendiati?

Lo stesso assessore Guerzoni, nel descrivere questa iniziativa, sostiene che “il lavoro è il primo passo verso l’integrazione”. Siamo perfettamente d’accordo con lui, poiché quella che i richiedenti asilo stanno compiendo ci pare un’attività lavorativa a tutti gli effetti, e non un’attività di volontariato. E tuttavia, in questo quadro, manca un elemento essenziale: la retribuzione che dovrebbe spettare a chi sta compiendo un’attività lavorativa, a maggior ragione per conto di un ente pubblico.

Perché il Comune ritiene di poter “impegnare i richiedenti asilo in opere e attività di interesse pubblico” (sempre parole di Guerzoni) senza garantire loro un adeguato compenso? Perché al contrario non si impegna affinché questi ragazzi e tutti i richiedenti asilo residenti sul territorio comunale di Modena siano posti nelle condizioni di svolgere un percorso di formazione professionale, in modo da poter trovare un lavoro reale (e retribuito) e potersi effettivamente integrare nella nostra società?

Il lavoro è certamente uno strumento d’integrazione, il lavoro gratuito travestito da volontariato non lo è. Per la nostra Costituzione, ogni lavoratore “ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

È opportuno che l’Amministrazione comunale riveda le sue scelte nell’individuazione di iniziative utili per l’integrazione dei richiedenti asilo, tenendo conto dell’effettiva natura delle attività proposte.

Elly Schlein a Modena per incontrare i richiedenti asilo

Venerdì 21 luglio Elly Schlein, europarlamentare di Possibile, ha incontrato il prefetto di Modena Maria Patrizia Paba e un gruppo di richiedenti asilo ospitati nei centri della nostra provincia.

Dall’incontro con il prefetto, svoltosi in un clima di costruttiva cordialità, si è ottenuto l’impegno a vigilare sulle procedure di iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo ospitati nei CAS (oggi di fatto bloccate) e a lavorare per un rilascio più rapido dei permessi di soggiorno rinnovati.

Sugli spalti del Novi Park si è invece svolto l’incontro fra l’europarlamentare e alcuni ragazzi del collettivo Modena’s Refugees. I richiedenti asilo hanno presentato a Elly Schlein la situazione dei centri in cui sono ospitati e delle criticità legate alla mancata iscrizione nelle Anagrafi dei Comuni modenesi e ai ritardi nei rilasci dei permessi di soggiorno.

L’incontro si è concluso con l’impegno dell’europarlamentare a tenere monitorata la situazione con l’aiuto dei volontari dell’accoglienza e dei membri del comitato modenese di Possibile.

Per Me Modena, Possibile, SI, Articolo UNO e PRC: Rispettare i diritti dei richiedenti asilo ospitati a Modena

La gestione dei flussi migratori è diventata un alibi per una politica di governo incapace di rispondere ai bisogni dei cittadini e delle cittadine. Serve un approccio razionale e giusto nei confronti di tutti, garantendo i diritti previsti dalla legge.

I richiedenti asilo del collettivo Modena’s Refugees che hanno rivolto un appello ai cittadini modenesi, così come tutte le persone ospitate nei centri di accoglienza della nostra provincia, hanno il diritto di ottenere la registrazione all’anagrafe secondo le linee guida sul diritto alla residenza. Il fatto che tale diritto non abbia visto una puntuale e sistematica applicazione sul territorio modenese costituisce un vulnus che va affrontato e risolto. La registrazione anagrafica è un passaggio semplice ma fondamentale: perché rappresenta un presupposto per qualsiasi processo d’integrazione; perché si tratta di un requisito richiesto dalle imprese per trovare lavoro e rendersi indipendenti dal sostegno dello Stato, durante e al termine del percorso di accoglienza; perché è dal momento in cui si ha la residenza che parte il computo del tempo per l’acquisto della cittadinanza.

Occorre inoltre garantire il fondamentale diritto pieno all’assistenza sanitaria e un rinnovo rapido e tempestivo dei permessi di soggiorno.

Rispetto al tema cruciale del volontariato obbligatorio bisogna essere chiari: sottrarre posti di lavoro alla collettività e utilizzare richiedenti asilo “volontari” per svolgere le stesse mansioni alimenta una guerra tra poveri deleteria. Il rispetto del diritto costituzionale alla giusta retribuzione per chiunque lavori, italiano o straniero, è l’unico presupposto accettabile pe un volontariato autentico.

Di fronte a chi chiede il rispetto dei propri diritti, previsti dalla legge, nessuno può restare in silenzio: facciamo nostra la battaglia per il riconoscimento e il rispetto dei diritti di tutte le persone, italiane e straniere, che si trovano a Modena.

 

Domenico Campana (Per Me Modena)

Alessandra Di Bartolomeo (Sinistra Italiana)

Davide Ferraresi, Maria Laura Marescalchi (Possibile)

Paolo Trande (Articolo UNO – MDP)

Judith Pinnock, Paula Nolff (Rifondazione Comunista)